Isola di Elefantina

L'isola di Elefantina, con i suoi densi palmeti e i bei giardini, è lunga un chilometro e mezzo. Un piccolo museo raccoglie reperti della zona e della Bassa Nubia. Sulla riva sudorientale dell'isola una scala scende al fiume tra pareti che recano incisi riferimenti graduati per misurare la piena: è il nilometro. Vicino al nilometro, resti di colonne, spazi pavimentati e un naos rovesciato di granito grigio sono quanto rimane del tempio di Khnum, iniziato da Nekhtharehbe (Nectanebo II), proseguito dai tolomei e dai romani. Accanto, tracce del tempio a Satis, la sposa di Khnum, costruito da Thutmosi III e una serie di cappelle intorno a un cortile che sono un tempio a Heqaib, nomarca deificato di Elefantina. La tomba di questo Heqaib e di altri principi di Elefantina si trova fra gli ipogei scavati sul fianco della montagna, sulla riva sinistra del Nilo. Sono da segnalare l'ipogeo di Setka per le pitture, pur degradate, che sono un raro esempio dell'arte del primo periodo intermedio; il più grande e meglio decorato ipogeo di Sirenput I (XII dinastia) e infine quello di Herkhuf, per il racconto delle sue tre spedizioni nella Nubia.

Da "Guida alla civiltà dell'Egitto Antico" di Francesco L- Nera, ed. Mondadori

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